Uso di cover crops allelopatiche nel contenimento delle infestanti: effetti sulla comunità edafica

Vincenzo Tabaglio, Cristina Menta, Stefania Pinto, Federica D. Conti

Risultato della ricerca: Contributo in libroContributo a convegno

Abstract

[Ita:]L’allelopatia è definita come l’effetto di una pianta su un’altra attraverso il rilascio di composti chimici nell’ambiente circostante. Le sostanze allelopatiche, spesso considerate degli erbicidi prodotti dalla pianta stessa, possono inibire la crescita o la presenza, nelle immediate vicinanze, di piante appartenenti e non alla stessa specie. L’uso di cover crops allelopatiche, che garantisca la stessa produttività e riduca la necessità di utilizzare erbicidi, è diventato un punto focale nella ricerca agronomica, al fine di conferire maggiore sostenibilità agli agrosistemi. MATERIALI E METODI Per valutare l’efficacia di alcune cover crop allelopatiche come mezzo agronomico di controllo sostenibile delle infestanti, nell’autunno 2011 è stato allestito un campo sperimentale presso un’azienda biologica della pianura cremonese. Il disegno sperimentale era rappresentato da un blocco randomizzato con 4 replicazioni, nel quale erano inserite 6 tesi: 1: test nudo senza sarchiature (TN), 2: test nudo con sarchiature (TS), 3: loiessa cv. Suxyl (LM), 4: segale cv. Primizia (SP), 5: segale cv. Forestal (SF), 6: veccia vellutata cv. Haymaker (VV). In primavera le cover crop sono state falciate e lasciate sul terreno a formare un mulch, con lo scopo di controllare le infestanti sulla successiva coltura di pomodoro da industria. Subito dopo la raccolta del pomodoro, nell’autunno del 2012, in ciascuna parcella è stata prelevata una zolla di suolo (10×10×10 cm). Il selettore Berlese-Tüllgren è stato utilizzato per l’estrazione dei microartropodi; gli organismi sono stati poi identificati a differenti livelli tassonomici e contati. È stata valutata la qualità biologica dei suoli attraverso l’applicazione degli indici QBS-ar (basato sulla comunità di microartropodi) e l’indice Acari/Collemboli (A/C), mentre l’applicazione dell’indice di Shannon (H’) e dell’indice di equiripartizione di Pielou (J) ha permesso di valutare la comunità di microartropodi in termini di biodiversità. Complessivamente sono stati riscontrati 15 taxa. I gruppi maggiormente rappresentati sono stati acari e collemboli, osservati in tutti i campioni analizzati. I valori di biodiversità più alti sono emersi nelle tesi Test sarchiato (TS) e Test nudo (TN), mentre le parcelle che avevano ospitato in precedenza le cover crops allelopatiche hanno evidenziato valori di biodiversità più bassi. Il QBS-ar ha mostrato un andamento abbastanza variabile; il dato più elevato è stato registrato nella tesi a segale cv. Primizia (SP), mentre il più basso in quella coltivata a veccia vellutata (VV). Infine, l’indice A/C ha confermato tale andamento, con valori più elevati associati alle due cover crops di segale (cv. Primizia e cv. Forestier) e quelli più bassi riconducibili alla veccia.
Titolo tradotto del contributo[Autom. eng. transl.] Use of allelopathic cover crops in the containment of weeds: effects on the edaphic community
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteLa centralità del suolo nel sistema agricolo e forestale
Pagine47
Numero di pagine1
Stato di pubblicazionePubblicato - 2013
EventoConvegno Nazionale della Società Italiana della Scienza del Suolo “La centralità del suolo nel sistema agrario e forestale” - Viterbo
Durata: 25 giu 201328 giu 2013

Convegno

ConvegnoConvegno Nazionale della Società Italiana della Scienza del Suolo “La centralità del suolo nel sistema agrario e forestale”
CittàViterbo
Periodo25/6/1328/6/13

Keywords

  • Cover crop allelopatiche
  • allelopathic cover crop
  • comunità edafica
  • controllo delle infestanti
  • edaphic community
  • microarthropods
  • microartropodi
  • qualità del suolo
  • soil quality
  • weed control

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