Michael Strunge. Il romanticismo postmoderno di un cantore danese della fantascienza urbana

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Abstract

[Ita:]Strunge: Stanco del realismo prosaico che negli anni settanta aveva marcato la letteratura danese in un periodo saturo di impegno politico e sociale, l’allora ventenne Strunge aprì la strada a un romanticismo postmoderno la cui cifra essenziale è poetica, non più politica. Così come nella storia del rock l’electropop sostanziò quasi paradossalmente il movimento dei New Romantic britannici, in Strunge la poetica notturna della metropoli postmoderna illuminata al neon, presenta temi legati a uno spazio urbano che si confonde con gli spazi intimi del corpo umano, si alimenta di suggestioni simboliste che hanno in Rimbaud e Baudelaire le loro radici più autentiche. Perché «il vero cambiamento», dichiara Strunge – che ha detto di vedere la storia della letteratura come «un unico grande supermercato dove prendere ciò che ci serve» – consiste nell’«utilizzare con gusto in nuove epoche ciò che da un pezzo è stato abbandonato». Perché l’«anarchico camaleonte» Strunge non fu soltanto poeta, ma anche saggista e recensore, critico feroce dei contemporanei «poeti laureati» più anziani, Kristen Bjornkjær e Lola Baidel, la cui poesia egli definì senza esitazioni né timori reverenziali «chiacchiere da salotto», «poesia da quattro soldi».
Titolo tradotto del contributo[Autom. eng. transl.] Michael Strunge. The postmodern romanticism of a Danish singer of urban science fiction
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)2-2
Numero di pagine1
RivistaALIAS DOMENICA
Stato di pubblicazionePubblicato - 2014

Keywords

  • danimarca
  • poesia
  • postmoderno
  • realismo

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