L'Italia e a Triplice Alleanza. Luci e ombre di un rapporto complesso

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Abstract

[Ita:]Prima del 'rovesciamento' che, con il patto di Londra, avrebbe portato l'Italia a schierarsi accanto alle Potenze dell'Intesa, la Triplice Alleanza costituiva il quadro di riferimento privilegiato per l'azione internazionale del Paese. Anche se questo quadro era stato in qualche modo intaccato dalla politica 'dei giri di valzer', esso non aveva perso la sua centralità. Nel 1912 il trattato era stato rinnovato per la quarta volta, nella formula del 1902 e corredato da un protocollo aggiuntivo con cui Berlino e Vienna riconoscevano la sovranità italiana su Tripolitania e Cirenaica e riconfermavano la validità degli accordi balcanici conclusi fra Roma e Vienna negli anni precedenti. Nonostante i malumori, i legami fra le tre corti sembravano, quindi, sufficientemente solidi, anche perché 'i rapporti fra l'Austria e l'Italia ... erano tali che un dilemma si poneva rigidamente: i due Paesi dovevano essere o alleati o nemici decisi' (Giolitti 1922). Di contro, il processo di sganciamento dell'Italia da un'alleanza percepita come eccessivamente vincolante era già iniziato da tempo. Le origini della crisi della Triplice coincidono, infatti, in larga misura, con il tracollo del sistema crispino (1896), entro il quale quella con la Germania e l'Austria-Ungheria aveva assunto un valore di 'alleanza totale, cioè valida come strumento di politica attiva anche nei settori non previsti dall'alleanza [stessa]' (Serra 1990). Le previsioni dei punti (2) e (3) degli accordi italo-russi di Racconigi (24 ottobre 1909), con il loro richiamo al principio di nazionalità quale ispiratore di qualunque modifica dello status quo balcanico, segnano il punto di maggior divergenza fra le posizioni di Roma e Vienna, anche se non precludono la continuazione dei negoziati che avrebbero portato i governi a siglare, poche settimane dopo Racconigi, gli accordi sul Sangiaccato del 20 novembre/15 dicembre 1909. Allo scoppio della guerra, questa tensione appare ancora irrisolta. Nel dicembre 1914, l'azione del Ministro degli Esteri Sonnino 'rivela l'assenza d'ogni partito preso', pur nella consapevolezza che la posizione italiana fosse 'relativamente obbligata' (Vigezzi, in Malagodi 1960). La frattura fra 'triplicisti' e 'anti-triplicisti' attraversa verticalmente sia il mondo militare sia quello della diplomazia, come provano le dimissioni minacciate o presentate degli Ambasciatori a Vienna e a Berlino (Avarna e Bollati) di fronte alla dichiarazione di neutralità italiana. La missione a Roma dell’ex Cancelliere von Bülow (18 dicembre 1914-24 maggio 1915) s'incaglia quindi – più che nella (tiepida) volontà bellicista del governo Salandara – nella malcelata diffidenza di Vienna soprattutto verso l’alleato tedesco. Un altro segnale - se ce ne fosse stato bisogno – della debolezza strutturale in cui ormai versava l'intero edificio della 'Triplice'.
Titolo tradotto del contributo[Autom. eng. transl.] Italy and the Triple Alliance. Lights and shadows of a complex relationship
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteL'Italia e la Grande Guerra. La neutralità 1914-1915. La situazione diplomatica socio-politica economica e militare italiana
Pagine61-73
Numero di pagine13
Stato di pubblicazionePubblicato - 2015

Keywords

  • Prima guerra mondiale
  • Triplice alleanza

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