La poesia e le cose. Su Leopardi

Stefano Biancu

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Abstract

[Ita:]Leopardi non lamenta l impossibilità teorica di affermare un infinito oltre il finito. In questione è per lui piuttosto il non darsi di un infinito terreno che sia ad un tempo visibile udibile gustabile tastabile annusabile. È la vanità delle cose, la loro strutturale incapacità ad appagarci pienamente, ciò che il vero misura: essenzialmente cognizione di limiti e confini non può mancare di annunciare: una radicale ingratitudine, un ostinata obiezione a riconoscere che queste cose non sono affatto nulla, pur nella loro irrimediabile fragilità. Non si tratta ai suoi occhi né di negare il limite né di assolutizzarlo, ma piuttosto di leggerlo in rapporto continuo coll infinito e coll uomo : di lasciare che sia il desiderio a cogliere l oltre che ogni limite, proprio in quanto limite, annuncia. Un illusione: ciò che è più vero del vero. L icona più tipicamente leopardiana di tale operazione è certamente la siepe de L Infinito, allorché, concludendo le possibilità dello sguardo, apre orizzonti interminati e sovrumani .
Titolo tradotto del contributo[Autom. eng. transl.] Poetry and things. On Leopardi
Lingua originaleItalian
EditoreMimesis
Numero di pagine243
ISBN (stampa)88-8483-402-3
Stato di pubblicazionePubblicato - 2006

Serie di pubblicazioni

NomeITINERARI FILOSOFICI

Keywords

  • Leopardi Giacomo
  • Philosophy
  • aesthetics
  • poetry

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