La Biochimica urinaria del feto ottenuta con cistocentesi: utilità clinica nelle gravi uropatie fetali

Lucia Masini, Cinzia Anna Maria Calla', Cristina Rossi, Marcella Pellegrino, Giuseppe Noia, Carlo Manzoni, Alessandro Caruso, Cecilia Zuppi, A Giona, A Facente

Risultato della ricerca: Contributo in rivistaContributo a convegno

Abstract

[Ita:]Introduzione: La gestione delle uropatie ostruttive in fase prenatale non può prescindere dalla diagnostica invasiva e non. L’approccio diagnostico invasivo più frequente è la cistocentesi ecoguidata, con prelievo di urina fetale nel punto di transfissione. La biochimica urinaria fetale è determinante nella scelta dell’approccio invasivo più appropriato.Scopo del lavoro è stato dimostrare che cistocentesi ripetute (2 casi) possono essere diagnostiche e terapeutiche, determinando miglioramenti pressori nel detrusore vescicale fetale, contribuendo al buon esito perinatale. Materiali e metodi: Prima paziente: 26a settimana con diagnosi di massa fetale addominale sin (sospetto rene displasico multicistico). Seconda paziente: 14a settimana con diagnosi di megavescica fetale. In entrambe sono state effettuate 7 cistocentesi ecoguidate. Sui campioni di urina fetale sono stati dosati: elettroliti, creatinina, microalbuminuria ed osmolalità (C 311 Roche, BNII Siemens, Osmometro AI). Risultati: I parametri di funzionalità renale, nel primo caso, sono risultati sempre elevati indice di una funzionalità compromessa. A 4 giorni di vita, il bambino è stato sottoposto a nefroureterectomia sn, con diagnosi definitiva di forma segmentale di displasia renale. La cistouretrografia effettuata a 3 mesi di vita ha evidenziato: parenchima renale dx sano, con funzionalità renale nella norma. Nel secondo caso i test biochimici sull’urina fetale hanno evidenziato una normale funzionalità del parenchima renale pur in presenza di megavescica (sindrome di Prune-Belly), confermata postnatalmente. Alla nascita le condizioni generali sono risultate discrete con parametri biochimici e ecografia dell’apparato urinario nella norma. Conclusioni: L’uso delle tecniche invasive ecoguidate ha permesso di considerare il feto come "paziente" e l’approccio invasivo può essere effettuato con un rapporto rischio-beneficio basso.Le indagini biochimiche nei distretti indagati hanno permesso di monitorare l’evoluzione della patologia, conducendo le gravidanze fino alla 37°e 38° settimana, rispettivamente, con un intervento appropriato e senza accanimento terapeutico. I test biochimici sono stati di grande supporto per la formulazione della diagnosi confermata alla nascita dei bambini e per detendere la distensione della megavescica fetale.
Titolo tradotto del contributo[Autom. eng. transl.] The urinary biochemistry of the fetus obtained with cystocentesis: clinical utility in severe fetal uropathies
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)584-584
Numero di pagine1
RivistaBIOCHIMICA CLINICA
Stato di pubblicazionePubblicato - 2012
Evento44° Congresso Nazionale Sibioc - Roma
Durata: 5 nov 20127 nov 2012

Keywords

  • cistocentesi
  • feto

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